Finché la vittima non sarà nostra si pone come sorta di “libro zero”, di prequel, della trilogia poetica. E se prima era la poesia a essere venata di tratti romanzeschi, epici e narrativi, in questo nuovo testo il romanzo fa da colonna portante a visioni oniriche e squarci verticali. Il testo è infatti diviso in 24 capitoli, uno per ogni lettera dell’alfabeto, preceduti da un prologo. Ognuno di questi brani è costruito come una sequenza di montaggio cinematografico al centro del quale campeggia una diversa sfaccettatura della violenza. Dall’omicidio primordiale evocato nel prologo, ispirato a dinamiche predatorie di tipo animale, si passa all’uccisione metaforica di Abele da parte di Caino, fino a episodi che trattano la guerra, l’esilio, la tortura, la macellazione, la prigionia e la schiavitù. Lyacos utilizza una pluralità di voci narrative per restituire la molteplicità delle esperienze e degli sguardi, spingendo il lettore a interrogarsi continuamente sul confine – spesso labile – tra vittima e carnefice.[...]
Un romanzo che smonta le strutture del potere e della violenza, firmato da Dimitris Lyacos: il titolo più potente da leggere questo mese. Nel cuore del “Maggio dei Libri”, quando scaffali e biblioteche si popolano di buone intenzioni, c’è un titolo che non si limita a farsi leggere, ma ti colpisce in faccia: Finché la vittima non sarà nostra, di Dimitris Lyacos, edito da Il Saggiatore. Pubblicato il 2 maggio 2025, questo libro è il prequel dell’ormai cult trilogia Poena Damni, e ha già conquistato lettori e critica per la sua potenza linguistica e il coraggio dei contenuti. Lyacos, filosofo della narrazione e alchimista della parola, costruisce un mosaico feroce e visionario della violenza come forza strutturale delle società occidentali. Ogni capitolo è una lettera dell’alfabeto latino, un segmento autonomo, ma parte di un meccanismo più grande: una macchina narrativa che indaga il carcere, il corpo, la coercizione e il controllo tecnologico.[...]
Un mondo ai margini, chiuso nel suo male, può muoversi soltanto attraverso le diverse forme della sopraffazione. René Girard o cronaca quotidiana? Distopia o realtà? Il prequel di Poena Damni – la trilogia del poeta greco Dimitris Lyacos dedicata al tema del sacrificio – è una lunga riflessione sulla violenza nella società occidentale: Finché la vittima non sarà la nostra (traduzione di Viviana Sebastio, il Saggiatore, 272 pagine, 19 euro), un racconto per lo più in prosa, con alcune schegge di poesia nelle sezioni finali. Lyacos, autore dalla chiara ascendenza postmodernista, mette in scena un lavoro polifonico, con punti di vista alternati, suddiviso in tante parti quante sono le lettere dell’alfabeto latino. La tecnica narrativa con cui sono costruiti i brani ricorda una sequenza filmica di montaggio: le differenti voci si compenetrano e si armonizzano in un quadro complesso ma coerente. Guerra, esilio, carcere, lavori forzati, fino ad arrivare alle esperienze estreme di tortura e cannibalismo: Finché la vittima non sarà la nostra affronta il tema dell’istituzionalizzazione della crudeltà nei corpi e nelle menti, mostrando il confine preciso tra lirica tragica e romanzo gotico (il rimando a Meridiano di sangue di Cormac McCarthy è inevitabile), soprattutto per quanto riguarda una diegesi concreta, materica, legata agli aspetti sensibili dell’umano. Così si legge alla lettera “E”: «Con costanza vedere vivere tutto questo, corpo, anima e il senso che li raccoglie, e il loro modo di agire all’unisono e come collaborano».[...]
2025 Thomas Stearns Eliot temeva che The Waste Land potesse trasformarsi in un labirinto. Un orizzonte chiuso ai lettori, intriso di riferimenti incomprensibili. Una selva oscura di rimandi agli studi di Jessie L. Weston e di James G. Frazer, all’indovino cieco Tiresia e ai miti dell’antica Grecia, alla Divina Commedia e alla complessa leggenda del Sacro Graal. Ci pensò a lungo se pubblicare il testo così, senza troppo spiegare. Ma dopo la prima edizione di La terra desolata, inserita nel numero di ottobre 1922 della rivista letteraria “Criterion”, e dopo gli interventi del “miglior fabbro” Ezra Pound, che sfoltì in maniera opportuna i versi con “the Caesarean operation”, Eliot decise di allegare al poemetto un robusto apparato di note. Non fidandosi abbastanza del fascino stregonesco dei suoi versi: “Aprile è il mese più crudele: genera / lilla dalla terra morta, mescola / ricordi e desideri, scuote / le radici assopite con la pioggia primaverile” (la traduzione è di Elio Chinol, da La terra desolata a cura di Rossella Pretto, InternoPoesia editore 2022).[...]
A Killing in a Small Town è un film di Stephen Gyllenhaal del 1990 che a suo tempo ho visto in versione italiana. Mi è rimasta in mente una frase impressa sullo schermo mentre scorrevano i titoli di coda. Eccola: «esistono zone del vissuto a cui non tutti possono accedere». Vero. Non perché non appartengano all’umanità intera, ma perché attraversarle richiede un tipo di attrezzatura – giubbotto antiproiettile, muta da palombaro, maglia ignifuga da pompiere – che non sempre abbiamo nell’armadio di casa. Non so bene se la scrittura di Lyacos possieda o meno l’equipaggiamento richiesto. So che ignora distrattamente i divieti d’entrata, sconfina oltre i cancelli, supera con nonchalance le colonne d’Ercole, e hic sunt leones. Lyacos definisce Finché la vittima non sarà nostra «il libro zero» della trilogia Poena Damni, che è apparsa in edizione integrale Usa nel 2018. I volumi 1, 2 e 3 erano stati già pubblicati, a distanza di parecchio tempo l’uno dall’altro e in ordine sparso, delineando in tal modo un’atipica, affascinante traiettoria creativa. Dunque la comparsa di un prologo in luogo di epilogo è coerente col modo di procedere dell’autore, più orizzontale (simultaneo, associativo) che verticale (logico-causale) o, usando un’altra immagine, ciclico, a spirale. In realtà una sorta di bussola guida i testi (tutti) dalla periferia al cuore del labirinto – la camera centrale, da cui non c’è via d’uscita tranne che, come ovvio, verso l’alto. Sollevandosi in volo, esatto.[...]
Concepita come il grado zero dell'ormai celebre trilogia Poena Damni, Finché la vittima non sarà nostra, alternando diversi tipi di narrazione, esplora l'evoluzione della violenza e delle sue metamorfosi, dalle sue origini animali alla sua futura forma di superorganismo digitale. Presentazione in anteprima mondiale.
Finché la vittima non sarà nostra è un’immersione nei più oscuri recessi dell’animo umano: il racconto di un mondo al confine del mondo, in cui ogni atto vitale è un atto di sopraffazione e in cui ogni confine tra vittima e carnefice si dissolve in una lotta primordiale. Dimitris ...
Dimitris Lyacos. Lo scrittore ateniese ambisce a indagare le origini biologiche del male nella società, con particolare riferimento all'esclusione e alla marginalità, nell'ottica di dinamiche animali. Il modo in cui i sistemi di potere trattano i gruppi di persone (da una famiglia a un popolo) e i corpi dei singoli»: questo per Dimitris Papa- nikolaou è il cuore della Greek Weird Wave, il cinema "biopolitico" di Lànthimos, Tsangari e altri. L'artista Yorgos Drivas alla Biennale 2017 creava il Laboratory of Dilemmas, sublime allegoria biologica (e pre- pandemica) di migrazione, assimilazione, contaminazione.[...]
Dimitris Lyacos, classe '66, poeta e romanziere, è considerato uno dei massimi, se non il massimo autore greco contemporaneo. A consacrarlo in tali termini è stata la trilogia Poena Damni, costituita da tre romanzi in prosimetri: Z213: Exit, Con la gente del ponte e La prima morte, scritta in un arco di trent’anni con un approccio “aperto”, ovvero sempre passibile di aggiustamenti, modifiche, tagli e aggiunte, e uscita in Italia per il Saggiatore nel 2020. Un ulteriore fatto curioso, che ammanta di mito la figura di Lyacos, è che i suoi libri — pur avendo avuto successo e venendo tradotti in molte lingue — escono solo in traduzione, e non nell’originale greco: un caso forse unico al mondo.
Particolarmente adatto al clima di violenza che da qualche anno respiriamo con speciale intensità, Finché la vittima non sarà nostra del greco Dimitris Lyacos è un libro che si inserisce nel work in progress di uno scrittore totale. La trilogia Poena Damni è iniziata più di trent’anni fa, e questo volume ne rappresenta in realtà il prequel. In ventiquattro capitoli si sviluppano i temi dell’omicidio, della predazione, dell’incarcerazione e della coercizione suprema, resa possibile e incentivata dallo sviluppo tecnologico. Non vi basta? Troverete anche tortura e cannibalismo. Mai come ora l’arte imita la vita. La crudeltà è la cifra della civiltà occidentale — ma non solo. Senonché, la ferocia più raffinata consiste nel far credere alla vittima che l’unica via d’uscita consista nell’affidarsi al potere taumaturgico di un sistema superiore. La società come carcere totale.
Please join us for a conversation with acclaimed Greek writer Dimitris Lyacos, author of the Poena Damni trilogy. Lyacos’s works, known for their genre-defying form and avant-garde fusion of literature, philosophy, and myth, have been published exclusively in translation. Our discussion will explore the challenges and creative possibilities of translating, considering its fragmented narrative, intertextual depth, and multilingual influences. We will also examine how translation, including indirect translation, shapes the reception of work across cultures and literary traditions.Dimitris Lyacos in Conversation – Trinity Centre for Literary and Cultural Translation
Finché la vittima non sarà nostra di Dimitris Lyacos uscirà per Il Saggiatore il prossimo 29 aprile. Si tratta, secondo l’autore, di un “libro zero” da anteporre all’ormai celebre trilogia Poena Damni, che ha per protagonista un uomo in fuga ma non spiega da chi, da cosa, da dove stia scappando, omettendo di definire il passato, rivelando solo le cicatrici residue. Sarà il libro nuovo a tracciare una mappa dell’universo pre-fuga, il quale – come sorprendersi? – non è altro che la civiltà occidentale, di cui Lyacos ci fornisce sia uno scavo archeologico che una panoramica aerea (a partire dalle origini giudaico-cristiane, attraverso industrializzazione e capitalismo, fino alla digital-globale era presente).