Lyacos in cerca di Dio nella vittima di Girard

Avvenire

Published: Jun 2025
Location: Roma, ITALY
Reviewed by: Alberto Fraccacreta
Language: Italian
Review of book: UNTIL THE VICTIM BECOMES OUR OWN

Un mondo ai margini, chiuso nel suo male, può muoversi soltanto attraverso le diverse forme della sopraffazione. René Girard o cronaca quotidiana? Distopia o realtà? Il prequel di Poena Damni – la trilogia del poeta greco Dimitris Lyacos dedicata al tema del sacrificio – è una lunga riflessione sulla violenza nella società occidentale: Finché la vittima non sarà la nostra (traduzione di Viviana Sebastio, il Saggiatore, 272 pagine, 19 euro), un racconto per lo più in prosa, con alcune schegge di poesia nelle sezioni finali. Lyacos, autore dalla chiara ascendenza postmodernista, mette in scena un lavoro polifonico, con punti di vista alternati, suddiviso in tante parti quante sono le lettere dell’alfabeto latino. La tecnica narrativa con cui sono costruiti i brani ricorda una sequenza filmica di montaggio: le differenti voci si compenetrano e si armonizzano in un quadro complesso ma coerente. Guerra, esilio, carcere, lavori forzati, fino ad arrivare alle esperienze estreme di tortura e cannibalismo: Finché la vittima non sarà la nostra affronta il tema dell’istituzionalizzazione della crudeltà nei corpi e nelle menti, mostrando il confine preciso tra lirica tragica e romanzo gotico (il rimando a Meridiano di sangue di Cormac McCarthy è inevitabile), soprattutto per quanto riguarda una diegesi concreta, materica, legata agli aspetti sensibili dell’umano. Così si legge alla lettera “E”: «Con costanza vedere vivere tutto questo, corpo, anima e il senso che li raccoglie, e il loro modo di agire all’unisono e come collaborano».
[...]

PreviousDall’ABC alla Z 23 lettere di crudeltà
NextQuell'inferno in cui ci chiude la società occidentale