A Killing in a Small Town è un film di Stephen Gyllenhaal del 1990 che a suo tempo ho visto in versione italiana. Mi è rimasta in mente una frase impressa sullo schermo mentre scorrevano i titoli di coda. Eccola: «esistono zone del vissuto a cui non tutti possono accedere». Vero. Non perché non appartengano all’umanità intera, ma perché attraversarle richiede un tipo di attrezzatura – giubbotto antiproiettile, muta da palombaro, maglia ignifuga da pompiere – che non sempre abbiamo nell’armadio di casa. Non so bene se la scrittura di Lyacos possieda o meno l’equipaggiamento richiesto. So che ignora distrattamente i divieti d’entrata, sconfina oltre i cancelli, supera con nonchalance le colonne d’Ercole, e hic sunt leones. Lyacos definisce Finché la vittima non sarà nostra «il libro zero» della trilogia Poena Damni, che è apparsa in edizione integrale Usa nel 2018. I volumi 1, 2 e 3 erano stati già pubblicati, a distanza di parecchio tempo l’uno dall’altro e in ordine sparso, delineando in tal modo un’atipica, affascinante traiettoria creativa. Dunque la comparsa di un prologo in luogo di epilogo è coerente col modo di procedere dell’autore, più orizzontale (simultaneo, associativo) che verticale (logico-causale) o, usando un’altra immagine, ciclico, a spirale. In realtà una sorta di bussola guida i testi (tutti) dalla periferia al cuore del labirinto – la camera centrale, da cui non c’è via d’uscita tranne che, come ovvio, verso l’alto. Sollevandosi in volo, esatto.[...]