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Nyctivoe
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Dimitris Lyacos's narrative trilogy Poena Damni is a dark allegory focusing on the extremes of human existence. The story unfolds on a motif of fragmented monologues - isolated visions of characters almost in a state of trance. More

Reviews and Articles

Poena Damni - O Protos Thanatos
di Alessandro Lo Coco

Note

La traslitterazione del testo originale segue la pronuncia greca modernaCitazioni1) La citazione Hodges W., Logic, London Penguin Philosophy 1977, pag, 9.nel testo originale è in inglese.2) Omero, Odissea, Testo a fronte, Trad. R. C. Onesti, Einaudi Edit., Torino 1968, Libro XIX, vv. 167-170, pag. 533.3) Parmenide, Poema sulla natura, a cura di G. Reale e L. Ruggiu, Rusconi, Milano 1991, Frr. 28 B 1. 1-2, pag. 11. I

1) pélagos-ous : diversamente dal generico thálassa, as, indica il mare alto, profondo,

2) selíni-is : in luogo del comune to fengári- ioù,per l’espressione ” istéras erechtoménis anémisi,”: Omero, Iliade,Testo a fronte,Trad. R. C. Onesti, Einaudi Tascabili,Torino 1990, Libro XXIII, pag. 810 v. 317 
“nia thoín ithíni erectoménis anémisi”, “regge la nave veloce squassata dai venti”.


II

1) ália: agg. álios-a-o ; da áls-alós. Termine dotto in luogo di thalassinós-í-ó,

2) temachisméno soma: il riferimento è ad Orfeo, squartato dalle donne tracie perché si opponeva al culto di Dioniso. Il fatto, secondo il mito, avvenne in occasione delle grandi Dionisie, che si svolgevano tra Marzo ed Aprile.

III



1) sagónia: al singolare to sagóni, é propriamente il mento; al plurale indica le mascelle o mandibole,

2) o ghnórimos o pónos : è il “ben noto dolore”, quindi “familiare, consueto”,

3) psávi: ha il significato di “palpare”, “sfiorare”, “andare a tentoni”, tipico atteggiamento di chi è cieco,

4) kitéon: agg. kitéos-a-o, da kiti-is. Il sostantivo ha il doppio significato di “letto” o “tana”. L’accostamento ad “animale sventrato” del verso precedente, porta alla traduzione di “tana”.



IV
1) eorthí-ís: al posto di ghiortíé della lingua parlata,

2) \Efiáltis-i: è il traditore dei Greci alle Termopili. Secondo l’etimologia epí-állome =saltare sopra, sovrastare, opprimere; indica l’incubo, il fantasma,

3) lóros-ou: in gr. ant., come in latino, indicava una correggia, una striscia di cuoio grezzo che serviva per legare. Da qui deriva “lorica”, la corazza in origine rivestita di cuoio, poi di scaglie di rame. Oggi come termine anatomico vuol dire “cordone ombelicale”, essendo sottinteso l’aggettivo “omfálios”,

4) sterimèno: gr. ant. sterèo-oumai, oggi steró privare, togliere, derubare, depredare rendere privo di….

5) miserós-í-ó: storpio, mutilato, invalido,

6) soriási-soriázo: significa propriamente ammucchiare, accatastare; qui indica l’atto del boia che fa diventare “mucchio” il corpo del condannato, lo accatasta ad altri corpi, lo mette nel mucchio,

7) koùtsavlos-i-o: sciancato, storpio, zoppo.

8) analamvánese: letter. venire accolto, essere assunto, in senso traslato significa: essere assorbito, succhiato come linfa vitale,

9) ánthi: al posto di louloúdia.


V


1) oríome: gr. ant., indica l’ululato, l’urlo di un animale; in questo caso si tratta dei cani che seguivano la Luna-Ecate,

2) krimopagoún: esiste il sostantivo kriopághima=congelamento assideramento. Il verbo in questione, krimopagó, deriva dal greco antico krimo-pighnimi, in cui krimós-oú significa freddo-gelo +píghnimi, che, oltre al significato di: ficcare, piantare, comporre, costruire, fabbricare, ha anche quello di: solidificare, gelare, rapprendere. L’espressione vuol dire dunque: le ossa si solidificano per il gelo, si assiderano,

3) órima-matos: è propriamente la trincea,

4) akólastos ha un doppio significato: 1) impenitente, impunito, dissoluto, lascivo, intemperante; 2) senza peccato (con significato prettamente religioso).

5) spargáo : gr. ant., significa: sono pieno, gonfio di desiderio,

6) fléi-gr. ant. fléo, essere pieno, abbondare, traboccare.



VI

1) disthanatévousas- disthanatévo: indica il “fare una brutta morte”,

2) oulé-ón: gr. ant. Erano i grani d’orzo misti a sale che si mettevano sulle teste delle vittime prima che venissero sacrificate. Si trova spesso nei tragici ed in Omero,Odissea,cit., Libro III, pag. 78, vv. 441-42 “etèri d’ échen oulás en kanéo”, “con l’altra mano portava i chicchi d’orzo in un cesto”. Qui il termine serve ad indicare la rugosità della spalla (data dai “chicchi) simile ad una superficie arata i cui solchi non sono stati ancora richiusi,

3) i|polínio-ou: gr. ant. Indica il mastello, la tinozza, il recipiente sotto il tino o il torchio, durante la pigiatura dell’uva o delle olive,

apókosmos-i-o: ha valore di: solitario, misantropo; riferito a luogo: lontano, solitario. Qui bisogna rifarsi ai due elementi che compongono il termine: apó+kósmos=fuori dal mondo, sovrumano, ultraterreno.



VII

1) ta mésa pteríghia: sono le alette interne, cioè i padiglioni interni delle orecchie,

2) apókormo-ou: dal gr. ant.epikórmion-ou, che rimanda a epikópanon-ou: tagliere-ceppo. Qui indica quel tronco di legno su cui il macellaio taglia la carne,

3) pouliá……..sono gli insetti, la cui vista è a mosaico perché hanno più occhi,

4) chármi-is: gr. ant. ha il significato di “ardore bellico” o semplicemente di “battaglia, combattimento”, mentre chárma, gr. mod. vale “gioia, letizia, giubilo. Entrambi i termini hanno come radice il verbo chéro: mi rallegro, sono contento, godo. Fondendo i due significati si può tradurre “gioia bellicosa”,

5) sfaghída-as, è propriamente il coltello per sgozzare,

6) theolipsía-as.: in gr. ant. presenta già un doppio significato, positivo e negativo: di “ispirazione divina”, per cui il “theóliptos (lamváno), è chi ispirato da Dio, ma anche di “pazzia per Dio”,(in questo caso il “theóliptos” è l’ invasato, il superstizioso, il fanatico, preda di follia o mania divina),

7) stefanóni: nel senso di circondare,

8) vithokóros-ou: è la draga, detta anche cavafango o scavafondo. é parola dotta al posto del termine “fagána” che indica anche, in senso metaforico una persona che mangia o consuma molto. Etimologicamente deriva da “ vithós+korénnimi, “mi sazio, mi riempio scavando nel fondo”. Il dolore si nutre quanto più va in profondità.


VIII

1) niodóchos-ou: gr. ant. Termine composto da nio, primo elemento di parole composte, che significa “ di nave, navale”, + dóchos, oggi dochío, che significa vaso, contenitore, recipiente,

2) riknós- í-ó: gr. ant., contratto, corrugato, rugoso, raggrinzito, accidentato,

3) kéleftos-ou: gr. ant. con due plurali: kélefti e kélefta; via, strada, sentiero,

4) apokathílosi-is, è propriamente il termine che indica la deposizione dalla croce,

5) kterísmata: ktérea-on in gr. ant., onoranze funebri, doni, offerte, suppellettili; vedi il verbo kterízo : rendo, faccio gli onori funebri.



IX

1) epetía-as: sostantivo con riferimento al verbo epetéo, chiedere, mendicare. Gr. Ant: epétisis-eos: il mendicare, la mendicità,

2) xármena: termine marinaresco; indica le attrezzature di una nave, sartie, vele,

3) thistás-os --gr.ant.agg., sacrificale, del sacrificio, da “thío” sacrificare. In Eschilo, Sette contro Tebe,Testo a fronte, Trad.F. Ferrari, BUR., Mi. 1987, v. 269, pag. 164, “ |Ellinikón nómisma thistádos voís”; “ ellenica costumanza del grido sacrificale”. Era l’urlo rituale che accompagnava l’abbattimento della vittima del sacrificio,

4) L’espressione” ligrá ímata ”, “luttuose vesti” si trova già in Omero. Odissea, cit., Libro XVI, , v. 457, pag. 464, “ligrá imata ésse perí chroí ”, “indossò luttuose vesti sul corpo”,

5) neórrites: da neorréo, o da neorrío, ha due significati: 1) scorrere da poco ; 2) trarre fuori da poco, riesumare,

6) pángarpa thímata: Sofocle, Elettra, a cura di N. Catone, Mursia, Mi. 1991, vv. 634-636, pag. 84, épere de si thimath ‘ i paroúsa mi / pángarp’ ánakti tóid ‘ ópos litiríous / efchás anáscho dimáton a nin écho ” solleva tu a me vicina le offerte d’ogni sorta di frutti, acciocché al dio io faccia preghiere che mi liberino dalle paure che ora ho”.


X

1) spodós-oú: cenere dei morti: Eschilo, Agamennone, Testo a fronte, Trad. Manara Valgimigli, BUR. Mi. 1980; pag. 96, v. 435: “andí de fotón téfchi ke is ekástou dómous afikníte “: invece di uomini vivi, urne e cenere tornano nelle case di ciascuno”; cenere del sacrificio: Sofocle, Antigone, Testo a fronte, Trad. F. Ferrari, BUR. Mi. 1982, pag. 132, vv. 1007-8: “epí spodó / midósa kikís miríon etíketo”, “il grasso delle cosce colava sulla cenere”,

2) to líthron-ou, o líthros-ou: propriamente è il sangue mischiato alla polvere che si coagula e si incrosta; Omero, Iliade, cit., Libro VI, v. 268 e Omero, Odissea, cit., Libro XXII vv.,400-403:“Tilémachos évrin épita Odisía…émati ke líthro pepalagménon os te léonta”; “Telemaco trovò poi Odisseo sporco di sangue e polvere simile a leone”,

3) apólisis-eos: è il congedo alla fine della liturgia, la fine di una funzione religiosa, che corrisponde all’ ”ite missa est” latino.


XI

1) aloménis- participio passato dal verbo gr. ant. alískome: prendere, conquistare,, espugnare,

2) lípsana-al singolare to lípsano indica la salma, il cadavere, al plurale: resti, residui e, con significato religioso, le reliquie dei santi,

3) dísthimos-i-o: significa propriamente “di malumore” e quindi “triste”,

4) koureliasména-da koureliázo: riduco in cenci, a brandelli, in stracci; kouréli a sua volta deriva dal latino corellum-corium=striscia di cuoio,

5) panatrekís-és : gr. ant., da pan+atrekís-és = verissimo, certissimo, infallibile; Apollonio Rodio, Argonautiche,Testo a fronte, Trad. G. Paduano, BUR, Mi. 1986, Libro IV, pag. 678, v. 1382: “Ke tínde panatrekés éklouon omfín= e udivo sicurissimamente questa storia”.

 

 

XII

1) kliós-oú: cerchio, anche in senso figurato, per cui equivale a: collana, collare, in Euripide, Il Ciclope, Rondinella Alfredo Editore, Napoli 1931, v. 183 - 184, pag 40, “ ...idoúsa ke ton chríseon / kloón foroúnda perí mésa ton afchéna ...” , “…avendo visto lui che portava una collana d’oro attorno al collo…”.

2) katolísthisis-eos: dal gr.ant. olísthisis-eos,: caduta, frana smottamento, scivolamento,

3) epékina: gr. ant. epí+ ekína + genitivo: al di là di…, più oltre, lontano.



XIII

1) mídisan: gr. ant. midáo; Sofocle, Antigone, cit., pag. 88, v. 410: “midón te sóma ghimnósandes”, “avendo denudato il corpo putrescente”,

2) mírton-ou: propriamente è il frutto del mirto,

3) lichnikó-oú, è termine ecclesiastico, propriamente l’ora in cui si accendono le lampade nel tempio, l’ora del vespro,

4) maskáli-is: ascella; maskalízo: metto sotto le ascelle. Credendo superstiziosamente di evitare la vendetta, gli assassini troncavano alla loro vittima le estremità, mani e piedi e gliele appendevano al collo legandole sotto le ascelle.“ta maskalísmata” erano le estremità tagliate al morto,

5) kekraménes: da keránnimi, gr. ant. versare insieme, mescolare,

6) strínos-ous: gr. ant. brama, insolenza, arroganza,

7) alástoros -ou: gr. ant. alástor-os: genio malvagio, vendicatore, furia, ma anche: perseguitato da dio, esecrabile, maledetto,

8) L’Apocalisse di Giovanni, cit., XXII, 11, pag. 183.

 


XIV

1) Aponíosi-is: stacco, distacco,

2) metalanváno: è il verbo che indica comunicarsi, partecipare alla comunione; qui indica la connessione, l’innesto del pistone,

3) strófalos-ou: indica in meccanica l’albero a gomito, detto anche a manovella, a collo d’oca, albero motore. Esso serve a trasformare il moto rettilineo alternato degli stantuffi in moto rotatorio continuo.