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Nyctivoe
Installation

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See a multimedia presentation of the Sound and Sculpture Installation

The sculptures of Fritz Unegg combine with the voices of the characters to create a unique experience. More

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Nyctivoe
Contemporary
Dance

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Watch video extracts from The Myia dance company's acclaimed adaptation

Dimitris Lyacos's narrative trilogy Poena Damni is a dark allegory focusing on the extremes of human existence. The story unfolds on a motif of fragmented monologues - isolated visions of characters almost in a state of trance. More

Excerpts

Poena Damni LA PRIMA MORTE   (VIII,IX,X)

Trad. Emanuela Perrone

 

VIII

Attracco voce ultima e frantumata là dove si piegava il nostro volto là dove incidevano gli alvei arrugginiti immagini infradiciate che si dissolvono con insenatura il sonno e cero che invecchia e si capovolge per i prolungati lamenti l’abbraccio amico che si è pietrificato per sempre nella vena che la morte stilla poco a poco cenni svaniti e sarcofago dell’amplesso e baci sulla non fortificata figura del santo che si battezza nella febbre e vuota gli otri del nostro corpo e scarica nere macerie di tessuti visceri primi ornamenti dell’abete allora mentre nidificavamo sotto la torba del sogno silenziosamente nella radice della malattia che apriva strada e porta inchinata nell’oscurità, luce indiscutibili profezie, turbini che soffocavano i promontori e la regione diventava rugosa senza sentieri e gettavamo ancore nelle nostre budella e falciavano le catene i sensi e si frangono i nodi e gli antenati veleggiavano nel dilatarsi della follia fissi fasci che si accalcano dentro l’economia della condanna indescrivibili spettri e dilaniati e la grazia che è stata loro donata dell’asfissia mentre galoppa il lapillo la puleggia dei ricordi la deposizione dei miei anni d’infante e le suppellettili che si scoperchiano nella foga polpa degli astri feretri sotto la pioggia foreste piegate nella pubertà orgasmi solitari amanti mutilati e ineguagliabile desolazione della loro lasciva bocca.

 

 

IX

Altare della costa mendicità ricurva onde che si vendicano e sartiame strappato al posto delle foglie della vite. Il lamento digerito dell’acqua fra le tane dei rettili, latrato del gabbiano che si dibatte - clamore della vittima sacrificale, pesci avvolti nel sudario, oscurità totale della gola sbarrata dalla feccia e dal muco. L’isola completamente nuda, talamo del sonnambulo, letto sfatto d’ospedale e l’arsura della pelle invecchiata, la cenere che cicatrizza le cavità infiammate e i resti del sacrificio. La notte che pesca nelle orrende cateratte della malattia funerei abiti, incubi vaganti e lontane memorie da poco trattenute dei naufragi, fantasmi del mare cupo, cadaveri di amici intimi, l’immagine infranta dell’amante, il petto affondato - prima che sia restituito agli amari prati del fondo. Eterogenee offerte.

 

X

Perché fermarti altro non puoi
perché lo sguardo lasci guizzare le immagini
finché il lago si coagula, la tua mano cessa
di frugare negli intestini e nella cenere ancora calda
cercando un’ascia inane
e lascia che il mare sfreghi la crosta ;
amen.
Perché cerchi la montagna e i chiodi sotto le stelle
nere croci che si piegano al trionfo
e nuovamente ti trascini e
ti arrampichi sulle ferite del suolo
sputando zolfo che cauterizza le tue membra,
ansimando come talvolta sopra le puttane,
dissetando le lussuriose secche
ed il gracchiare degli avvoltoi segue
il miasma;
fanatico delle alture.
E gli umidi centri degli scorpioni
indicano la strada
ed il cervello una carta immersa nel vino
e l’anima dalla museruola
mentre allatta
l’orizzonte frontale del dolore.